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SPETTACOLO DI VARIETA’

Regia: Vincente Minnelli
Interpreti: Fred Astaire, Cyd Charisse, Oscar Levant, Nanette Fabray, Jack Buchanan
Fotografia: Harry Jackson
Montaggio: Albert Akst
Musiche: Arthur Schwartz, Howard Dietz
Lingua: italiano
Prodotto da: Arthur Freed, Roger Edens
Musical, USA 1953, 111′

PRESENTAZIONE di Andrea Tincani – Critico cinematografico

Spettacolo di Varietà è un film straordinario. Girato alla fine dell’età d’oro del genere, ha, apparentemente, un’aria un po’ rétro dal momento che utilizza uno schema narrativo dei più tipici – quello delle messa in scena di uno spettacolo – già in auge negli anni ‘30 e via via abbandonato soprattutto a seguito delle innovazioni portate al genere dopo la guerra. In realtà, segnando così il suo destino di “ultimo dei grandi Musical”, questa scelta ha una valenza metalinguistica, di riflessione sul mezzo, di grande modernità. Non siamo però in presenza di un mero esercizio di stile, seppur molto sofisticato. Il rispecchiarsi dello Spettacolo nella Vita e viceversa, vero tema del film, è anche il punto centrale delle riflessione autoriale di Vincente Minnelli, tanto da farci dire che Spettacolo di Varietà è, probabilmente, il suo capolavoro. A rendere ancor più complesso il film e a farci sentire, in qualche modo, così vicini i personaggi è, poi, la circostanza che il tema dell’intreccio di arte e vita non è del solo regista. Lo spettacolo che deve andare in scena è, infatti, l’ultima chance per ritornare in auge offerta al protagonista interpretato da Fred Astaire che, effettivamente, uscì, per merito del film, dalla crisi professionale che lo aveva colpito alla fine degli anni ‘40 dopo l’affermazione del nuovo stile dei musical MGM. Anche gli sceneggiatori si mettono in scena, e si prendono in giro, facendosi interpretare dalla coppia Oscar Levant – Nanette Fabray, dando in questo modo al film, con la complicità di Astaire e di Jack Buchanan, grande vecchio di Broadway, un’altra delle qualità che lo hanno reso memorabile: la costante presenza di ironia e autoironia. E poi c’è la straordinaria, bellissima Cyd Charisse, indimenticabile in Dancin in the dark e nella doppia parte della dama bruna e della dama bionda nel numero conclusivo: Girl Hunt, a murder mistery in Jazz. Le canzoni sono della coppia formata dal musicista Arthur Schwartz e dal paroliere Howard Dietz mentre le coreografie sono di Michael Kidd. Coerentemente con le scelte del film, non sono tutti brani originali. Molti sono tratti da grandi classici di Broadway: By Myself e Triplets vengono dal musical del 1937 Between the Devil, Shine on Your Shoes e Louisiana Hayride da Flying colors del 1932, Dancing in the dark e I love Luisa dal musical che porta lo stesso titolo del film, Band wagon, del 1931. Band wagon non aveva un plot, era quello che si chiamava un “musical revue” ed è passato alla storia di Broadway per due motivi: è l’ultimo spettacolo in cui compaiono assieme – in I love Luisa – Fred Astaire e sua sorella Adele, e ha lanciato Dancing in the dark che ebbe un immediato successo e, quando venne girato il film, era già da tempo entrata nel Great American Songbook. Composto appositamente per il film è invece il numero That’s Entertainment! con il quale ci viene cantato (e ballato) in modo irresistibile il senso ultimo di Spettacolo di varietà che è, poi, la prima ragion d’essere della Hollywood classica al punto che il brano ne è diventato, nel tempo, la sigla.

IN PROGRAMMAZIONE: Giovedì 12 ottobre – ore 21.00

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