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MARE CHIUSO (2012)

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Introduce Federica Gazzurelli – Associazione Di Tutti i Colori, Occhiobello (RO)
Testimonianza di Isaac Akhidenor
Presenta Gabriele Veggetti – Critico cinematografico

Regia di Andrea Segre e Stefano Liberti
Fotografia: Matteo Calore, Simone Falso, Andrea Segre
Montaggio: Sara Zavarise
Musiche Originali: Sergio Marchesini (Piccola Bottega Baltazar)
Lingue: amarico, tigrino, somalo (sottotitoli in italiano)
Produzione: ZaLab
Documentario, Italia, 2012, 60’

PRESENTAZIONE di Gabriele Veggetti

A volte ci sfugge il fatto che la Storia, quella con la S maiuscola, si riveli negli accadimenti e nella nostra reale comprensione dalle piccole storie personali e umane che la determinano e che ne sono l’effetto. Andrea Segre, cineasta da sempre attento a questo aspetto, ha cercato nei suoi film di cogliere il respiro della Storia e di raccontare il presente partendo dalle vicende umane di coloro che dalla Storia sono relegati ai margini o, peggio ancora, ne sono le vittime. Il fenomeno migratorio attuale è una vicenda che sta segnando la nostra epoca e solo la nostra miopia eurocentrica ci fa dimenticare che l’attraversamento del Mediterraneo, così drammatico e spettacolarmente tragico, su barconi, gommoni e carrette del mare è solo un tassello, numericamente minimo, di un fenomeno migratorio che porta migliaia di uomini ogni giorno a riversarsi in città come Lagos, Dakar o Karachi o ad attraversare quell’ampio tratto di mare che dall’Indonesia porta alle coste australiane. Non sono numeri che attraversano questi spazi, sono uomini e donne. Segre racconta Persone e con loro la Storia, sia che si tratti della rivolta dei neri a Rosarno (Il sangue verde, 2010) sia che racconti la vergogna italiana dei respingimenti in mare come in Mare Chiuso. È la storia inenarrabile di una vergogna che ha portato il governo italiano il 23 febbraio 2012 ad essere condannato e sanzionato dalla corte europea per i diritti dell’uomo per i respingimenti in mare concordati con Gheddafi tra maggio ’09 e settembre ‘10. Sul finire del 2011, quando la guerra civile in Libia non aveva ancora rivelato tutti i suoi esiti, Segre e il giornalista Stefano Liberti si recano in Tunisia, nel campo profughi UNHCR di Shousha e intervistano uomini e donne, provenienti dal corno d’Africa, respinti in mare dalla marina italiana, riportati a Tripoli e che da quasi tre anni aspettano di essere riconosciuti nel loro status di rifugiati. La narrazione raccolta dai due registi è di una spietata drammaticità, raccontata lucidamente e con commossa partecipazione da uomini e donne migranti tra le poche suppellettili delle loro tende. Un film come Mare Chiuso può e deve essere letto confrontandolo con un film di Segre che l’ha preceduto di qualche anno (Come un uomo sulla terra, 2008) e con il più recente Come il peso dell’acqua. Nel primo ci accorgiamo come la situazione di un migrante dei primi anni del 2000, per noi allora invisibile, fosse segnata tragicamente dai respingimenti via terra, da parte dei predoni libici e dalla polizia di Gheddafi che facevano per noi il “gioco sporco”, per non far giungere, coloro che fuggivano dai teatri di guerra dell’Africa occidentale, alle coste libiche e quindi a quelle italiane. Mentre Come il peso dell’acqua rivela le dimensioni globali, epocali, potremmo anche dire universali del problema; una sorta di lezione di storia contemporanea, partendo dalle piccole storie degli uomini e delle donne che la compongono. In Mare Chiuso fanno da corredo alle interviste, in taluni momenti, immagini riprese con mezzi di fortuna, con telefonini o macchine fotografiche dagli stessi migranti, riportate nella loro nuda secchezza documentale, è un breve importante film su una vergogna nazionale costata umane sofferenze che ci mostra spudoratamente come i governi di destra e di sinistra si siano mossi sul problema migranti con sostanziale continuità di intenti e, se i respingimenti in mare sono opera del governo Berlusconi e del ministro Maroni, la legge Turco-Napolitano, creata da un governo di centro-sinistra ha istituito i CPT (Centri di Permanenza Temporanea) senza risolvere i problemi, forse aggravandoli. Mare Chiuso è un film necessario e, per certi aspetti, doveroso.

 

IN PROGRAMMAZIONE: Martedì 20 Settembre – ore 21.00

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