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I SOGNI DEL LAGO SALATO (2015)

I sogni del lago salato

Introducono Carlo Zagato e Roberta Lorenzetto – Cooperativa Porto Alegre (RO)
Presenta Alessandra Chiarini – Critico cinematografico

Regia: Andrea Segre
Fotografia: Matteo Calore
Montaggio: Chiara Russo
Musiche Originali: Sergio Marchesini (Piccola Bottega Baltazar)
Lingua: Kazako, Russo, Italiano
Prodotto da: Francesco Bonsembiante e Andrea Segre per Ambleto e Rai Cinema in collaborazione con JoleFilm e Mact Productions e la partecipazione di Montura e Internazionale
Documentario, Italia 2015, 72′

PRESENTAZIONE di Alessandra Chiarini

Come l’Italia del boom negli anni ‘60, il Kazakistan vive attualmente un periodo di sviluppo economico – basato soprattutto sull’estrazione del petrolio e del gas – che induce buona parte delle popolazioni locali a riporre fiducia nel futuro e nel progresso del Paese. Ne I sogni del lago salato, il documentarista veneziano Andrea Segre percorre diversi villaggi attorno al Mar Caspio, attraversa Aktau e raggiunge la neo-capitale Astana, raccogliendo testimonianze di giovani donne, contadini e pastori le cui esistenze dipendono ormai dall’impatto delle grandi multinazionali petrolifere sui territori kazaki. I “sogni” indicati nel titolo del film sono allora quelli strettamente correlati alla crescita del Paese, alle speranze ma anche alle contraddizioni che caratterizzano il neo-liberismo e le sue logiche produttive. Segre affronta questi nodi proponendo un confronto storico e critico tra la condizione di economia emergente del Kazakistan odierno e l’Italia del “miracolo” di cinquant’anni fa. La comparazione proposta dal regista avviene con un’Italia evidentemente molto diversa da quella disillusa di oggi, una nazione che, proprio come il Kazakistan contemporaneo, riponeva le sue aspettative nella fede nel progresso e nel miraggio di una crescita economica illimitata. Le immagini con cui Segre documenta l’approdo dei kazaki dalle steppe euroasiatiche ai centri urbani sedi delle grandi multinazionali del petrolio, trovano corrispondenza con i filmati d’archivio che mostrano i sogni e le speranze dei lavoratori italiani del metano negli anni ’60. Il montaggio cinematografico, attraverso la giustapposizione tra le sequenze originali girate dal cineasta e i filmati preesistenti prelevati dall’Archivio ENI, diviene lo strumento più idoneo per indagare parallelamente due diverse situazioni storiche e temporali. Le analogie che emergono tra le immagini del Kazakistan odierno e i documenti dell’Italia di ieri ci esortano a rimettere in discussione un’idea di futuro intesa come progresso irreversibile e lineare, ponendoci di fronte alla necessità di concepire il tempo come una dimensione più complessa, una congiuntura in cui il passato non è semplicemente surclassato dal presente, ma diviene condizione emblematica per comprendere meglio la realtà che ci circonda. Al centro del film vi sono poi i racconti delle persone coinvolte: le testimonianze di chi, lavorando per una multinazionale petrolifera nella iper-moderna Astana, intravvede grandi prospettive per il proprio futuro, ma anche la rassegnazione di quelli che, rimasti nei villaggi, ricordano con malinconia la vita nelle loro terre prima dei fenomeni di spopolamento dovuti alla globalizzazione. Appare chiaro come, secondo Segre, le storie individuali si intreccino sempre con la Storia collettiva e i destini di un Paese. Per tale ragione, l’autore inserisce nel film anche una serie di home movies provenienti dal suo archivio famigliare, filmati amatoriali girati da sua madre e suo padre a Venezia negli anni ‘60. Giovani e spensierati, i genitori del cineasta esprimono nelle immagini l’euforia e il benessere di quel passato, dialogando nel tempo con chi, oggi, si trova a rivivere i medesimi sogni.

IN PROGRAMMAZIONE: Mercoledì 21 Settembre – ore 21.00

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