zerOFF

COME UN UOMO SULLA TERRA (2008)

Come un uomo sulla terra 2

Presenta Roberto Chiesi – Critico cinematografico

Regia: Andrea Segre, Dagmawi Yimer, in collaborazione con Riccardo Biadene
Soggetto e fotografia: Andrea Segre
Montaggio: Luca Manes (Off!cine), con la collaborazione di Sara Zavarise (Zalab)
Musiche: Piccola Bottega Baltazar
Traduzione: Dagmawi Yimer, Riccardo Biadene, Mattia Bilardello
Produzione: Alessandro Triulzi, Marco Carsetti e Andrea Segre per Asinitas onlus, in collaborazione con ZaLaborigine
Documentario Italia, 2008, durata 71’

PRESENTAZIONE di Roberto Chiesi

Nel 2005 Dagmawi Yimer, studente di Giurisprudenza ad Addis Abeba (Etiopia), decise di lasciare il suo paese, tormentato dalle repressioni, e visse un’atroce odissea: dopo avere attraversato il deserto tra Sudan e Libia, dovette affrontare le brutalità dei contrabbandieri responsabili dei traffici nel Mediterraneo e altre e più terribili violenze da parte della stessa polizia libica di Gheddafi, che avrebbe dovuto controllare i flussi migratori provenienti dall’Africa. Yimer racconta il proprio calvario nel film Come un uomo sulla terra, realizzato da Andrea Segre nel 2008, in collaborazione con Riccardo Biadene, nell’ambito di un progetto di Archivio delle Memorie Migranti che dal 2006 l’associazione Asinitas Onlus, centri di educazione e cura con i migranti, sta organizzando a Roma in collaborazione con ZaLab, gruppo di autori impegnati nel documentario sociale, e con AAMOD – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. Una volta raggiunta l’Italia, Yimer ha iniziato a frequentare a Roma la Asinitas, il centro coordinato da Marco Carsetti e da altri operatori e volontari. Ha studiato il linguaggio degli audiovisivi e ha realizzato questo film con Segre: “Per chi ha potuto ascoltare e capire le storie delle migrazioni attraverso il Mediterraneo in questi anni, è sin troppo chiaro che la crisi umanitaria attuale è legata alle scelte securitarie e repressive sviluppate dai paesi europei, che hanno preferito finanziare polizie e milizie nordafricane, libiche in particolare, invece di capire le scelte e i diritti degli esseri umani in fuga. Le parole d’ordine “non possono venire tutti qui”, “dobbiamo fermarli prima che arrivino”, “lotta all’immigrazione clandestina e al traffico di esseri umani” hanno prodotto la costruzione di un tappo che non ha permesso di affrontare le cause delle migrazioni e che ha aumentato la pressione fino a renderla ingestibile. I trafficanti che oggi l’Europa continua a mettere al centro della propria azione repressiva, sono frutto della miopia di quel tappo. Hanno acquisito un potere enorme grazie all’essere gli unici referenti di persone in fuga. Per lottare contro di loro bisogna capire come dialogare con chi decide di partire. Altrimenti non si fa altro che aiutarli a crescere nel loro potere e nella loro violenza”. Il film “ha denunciato non solo l’atrocità della polizia e dei contrabbandieri libici nei confronti dei migranti, ma sopratutto il sostegno economico e logistico dell’Europa e dell’Italia che, pur avendo le informazioni su questa violenza, preferivano stare in silenzio. Se l’Europa avesse ascoltato i testimoni di quei racconti, avrebbe fermato la costruzione di centri di detenzione e le operazioni di deportazione che hanno dato potere al business dei “trafficanti”. Invece si è scelto di non vedere e di sperare che le politiche di chiusura funzionassero da deterrente per chi invece continua a viaggiare perché non ha più nulla da perdere. Riascoltare queste testimonianze oggi fa male, perché ormai sembra essere troppo tardi. Ma è necessario, perché solo dall’assunzione di responsabilità può partire un cambiamento radicale di questa terribile storia europea”. (Andrea Segre e Dagmawi Yimer) Il film ha ottenuto il patrocinio della sezione italiana di Amnesty International.

IN PROGRAMMAZIONE Lunedì 19 Settembre – Ore 21:00

© zerOFF 2012 - All right reserved